Il jeans è tra i capi più diffusi ma anche tra i meno sostenibili in termini di risorse impiegate per la sua produzione. Per questo è importante prendersene cura per farli durare più a lungo possibile, e ridurne così l’impatto ambientale.

di Matteo Orsini

Impossibile non averne in armadio un paio. La popolarità e la diffusione del jeans lo ha reso uno dei capi più longevi e must-have di tutti i tempi.

In pochi sanno però che il jeans ha origini italiane e francesi: il tessuto da cui deriva era prodotto sia a Genova, bleu de Genes (da cui il termine “jeans”) che a Nîmes, in Francia (da cui “denim”, abbreviazione di serge de Nîmes, che significa “tessuto di Nîmes”. Questo particolare tessuto, tinto di indaco, colorante naturale, era inizialmente utilizzato per vele, teloni e abbigliamento da lavoro, in quanto forte e resistente.

Facciamo però un po’ di chiarezza. Qual è la differenza tra denim e jeans?

Il denim è il tessuto in cotone, utilizzato per creare vari capi di abbigliamento (giacche, camicie, gonne, oltre ai pantaloni).

Il jeans è il capo di abbigliamento, ovvero i pantaloni, realizzati col tessuto denim.

Il jeans moderno nacque però negli Stati Uniti nel 1873, quando Jacob Davis e Levi Strauss brevettarono l’uso dei rivetti di rame per rinforzare i pantaloni da lavoro dei minatori e dei lavoratori manuali. Da lì, il jeans divenne un simbolo della moda casual e della cultura giovanile nel XX secolo.

Nella cultura popolare, la cinematografia e la moda hanno contribuito enormemente a rendere famoso il denim/jeans. Basti ricordare James Dean e Marlon Brando che, negli anni 50, lo hanno reso un simbolo di ribellione giovanile.

Nella moda, è stato Calvin Klein il primo stilista a portare il jeans sulle passerelle nel 1976, trasformando il jeans in un capo alla moda. Memorabile l’uso del denim fatto da Versace negli anni 90 e su quella scia tutte le pop star e le top-model che hanno indossato il jeans con disinvoltura rendendolo un capo must-have e glamour.

Oggi il jeans è un capo senza tempo, indossato da tutti, in ogni occasione!

Per tutti questi motivi, dedichiamo la Nuova Collezione di Aprile al denim in tutte le sue forme: jeans, top, gonne e giubbini sono i protagonisti delle vetrine di Humana Vintage e Humana People che inaugurano la primavera in grande stile.

Non il “solito jeans”, come spesso ci diciamo pensando a cosa indossare. La forza del denim risiede nelle sue proprietà. Basti pensare che un jeans di ottima qualità non necessita di lavaggi frequenti: se non sono visibilmente sporchi, indossarli più volte prima di lavarli aiuta a preservarne la forma e il colore. Per lo stesso motivo, è sempre consigliato lavare un jeans al contrario, a freddo o a basse temperature.

Il denim però ha un difetto: non è un tessuto molto sostenibile, nonostante negli ultimi anni l’industria della moda ha fatto passi avanti per renderlo più ecologico (tra i progetti c’è anche quello di Candiani demin in collaborazione con Humana People to People Italia che ha permesso di produrre nuovo tessuto utilizzando una parte di denim riciclato post consumo.

Per produrre un paio di jeans servono circa 7.000-10.000 litri di acqua, soprattutto per coltivare il cotone e nei processi di lavaggio e tintura.

A questo si aggiunge l’uso di pesticidi e prodotti chimici, per il trattamento necessario nella produzione del jeans. In ultimo, l’inquinamento da microfibre e rifiuti tessili, ricordando che ogni anno milioni di jeans vengono gettati, finendo in discarica o negli inceneritori.

Qual è la soluzione? La consapevolezza: il denim può diventare sostenibile, ma serve ancora un cambiamento su larga scala! Come?

Attraverso il riuso, il riciclo e l’upcycling, ossia attraverso uno shopping consapevole e critico (negozi vintage, second-hand oppure presso aziende produttrici sostenibili).

Non è difficile, ma è pratico… come indossare un paio di jeans!