La moda second-hand è in rapida ascesa. Luca, Retail Manager di Humana Vintage Italia, ha raccontato com’è cambiata la scena in Italia negli ultimi anni tramite la sua esperienza diretta.

La Redazione

La moda vintage è attualità: secondo l’Osservatorio Second Hand Economy il 30% dei Millennials nel 2019 ha  acquistato usato, rispetto al 21% nel 2016. Ancora più interessante è il dato di crescita della Generazione Z, i giovanissimi: addirittura il 40% di loro ha acquistato abiti usati, rispetto al 26% registrato nel 2016. La crescente consapevolezza dell’impatto ambientale che genera la produzione di capi e la ricerca di uno stile più cool ha fatto decollare il settore della moda pre-loved.

Humana Vintage, la catena di negozi solidali di Humana People to People Italia, è nata ben prima che questo diventasse un trend. Ne ripercorriamo le tappe con Luca Gilardi, Retail Manager del brand.

Come e quando nasce il progetto di Humana Vintage?

Il primo negozio Humana Vintage in Italia ha aperto a Milano nel 2006. Per dare più valore agli abiti che le persone donano a Humana People to People Italia oggi contiamo ben nove punti vendita su Milano, Bologna, Torino e Roma anche grazie alla crescente attenzione dei clienti nel fare delle scelte d’acquisto che rispettino valori sociali ed ambientali.
Negli ultimi anni, a fronte degli sconvolgimenti sociali – vedi l’esempio della tragedia del crollo del Rana Plaza nel 2013, da cui si è generato il movimento della Fashion Revolution di cui abbiamo parlato qui  – ed ambientali che abbiamo vissuto, anche gli italiani hanno iniziato a fare delle scelte d’acquisto più consapevoli. Scegliere di comprare un abito da Humana Vintage ha un impatto sociale ed ambientale positivo: i capi, infatti, provengono dalla raccolta di abiti di Humana. Humana Italia fa parte della federazione internazionale Humana People to People che coordina 29 organizzazioni attive in tutto il mondo e ha una rete di vendita di oltre 500 negozi solidali in Europa. Humana Vintage Italia propone fino a otto collezioni all’anno, seguendo la stagionalità e focalizzandosi su due elementi distintivi: l’unicità dello stile e il rapporto qualità-prezzo.Come si caratterizzato i negozi?
I negozi Humana Vintage si caratterizzano per il loro stile unico, realizzato con un allestimento dal gusto retrò ma chic e soluzioni di arredo innovative in un ambiente curato ed elegante, in linea con lo spirito del brand. Si trovano quasi tutti in zone urbane molto centrali e glam: per noi una scelta strategica e fondamentale soprattutto in città come Milano e Roma, dove il flusso turistico gioca un ruolo importante. Sono molti, infatti, gli stranieri che apprezzano la proposta dei nostri store.

Solidarietà e sostenibilità sono i capisaldi del progetto. Che feedback avete da parte dei clienti?

L’impatto ambientale e la sostenibilità sociale pesano sempre più nelle scelte dei consumatori a livello globale. Il cliente di Humana Vintage in questo senso è già un cliente attento e consapevole, precursore di una tendenza oggi più che mai attuale. Il nostro target principale ha tra i 20 e i 35 anni e sono soprattutto i più giovani ad affermare sempre più il potenziale della sostenibilità dei prodotti nelle loro scelte d’acquisto.

 Quali sono state le sfide più grandi che avete affrontato in questi anni?
In Humana le sfide sono il nostro pane quotidiano e lavorare per cercare di migliorare il mondo ci permette di essere sempre ambiziosi. Quando aprimmo il primo negozio di Via Cappellari a Milano fu una vera sfida. Nel 2006 il vintage in Italia rappresentava una nicchia per pochi appassionati. C’era bisogno di creare un negozio che potesse piacere sia a chi conosceva il valore della sostenibilità rappresentata dai capi Humana, sia per chi era magari meno attento o consapevole ma attirato più da un’esigenza economica. Ripercorrendo la strada che abbiamo fatto in Italia mi posso dire davvero soddisfatto: è stato un cammino davvero straordinario. Solo nell’ultimo anno abbiamo inaugurato altri tre negozi a Bologna, Roma e Torino: un successo ancor più grande considerando che il 2020 è stato un anno a dir poco complicato a causa della pandemia di Covid-19.

 La pandemia, appunto: che impatto ha avuto sull’attività?
Per i negozi le continue chiusure e il clima generale di incertezza hanno avuto un impatto negativo importante. Tuttavia, ci ha dato grandissima forza vedere la risposta propositiva della clientela, che non si è mai lasciata scoraggiare e ha continuato a frequentare i nostri negozi con risultati quasi inaspettati: le vendite nella stagione estiva dei negozi di Milano hanno addirittura superato i numeri della stagione precedente. Inoltre, abbiamo cercato di reagire positivamente alla difficoltà della situazione, cogliendola come un’opportunità: ecco che così è nata l’applicazione di Humana Vintage, per poter comprare i nostri abiti comodamente dal tuo divano.

 Qual è il rapporto con le altre “Humana” in Europa, considerando che sono oltre 500 i negozi sparsi tra Spagna, Germania ed Est Europa?
I meeting di confronto e scambio con gli Humana Vintage in Europa sono momenti importanti, di crescita e di verifica. In particolare abbiamo una comunicazione costante con la rete di negozi Humana in Romania, Bulgaria e Slovacchia: grazie alla modalità di incontri online riusciamo infatti a partecipare tutti con maggior regolarità, concorrendo alla costruzione di una rete sempre più solida ed unita. Humana Vintage Italia è tra tutte la realtà più “giovane”, ma abbiamo fatto passi da gigante sullo stile e la comunicazione – su Instagram abbiamo quasi 50,000 followers – e questo è stato di ispirazione anche per le altre Humana.